/ Partita IVA per le associazioni: cosa cambia nel 2026 per gli enti del Terzo settore tra Imola, Faenza e Ravenna

Partita IVA per le associazioni: cosa cambia nel 2026 per gli enti del Terzo settore tra Imola, Faenza e Ravenna

Un’associazione deve aprire la partita IVA solo se svolge attività commerciali: sponsorizzazioni, vendite, bar o servizi a pagamento per i non soci. Essere un’associazione o iscriversi al RUNTS non basta a far nascere l’obbligo. Dal 2026, però, le regole fiscali per chi ha attività commerciali sono cambiate.

Il non profit nella nostra zona

In provincia di Ravenna ci sono 2.601 istituzioni non profit con 7.811 dipendenti (Istat, 2023). Nella Città metropolitana di Bologna, di cui fa parte Imola, sono 6.572 con 22.778 dipendenti. Gli enti iscritti al Registro unico del Terzo settore (RUNTS) sono 1.097 nel Ravennate e 2.606 nel Bolognese (giugno 2025).

La maggior parte opera senza dipendenti: in Emilia-Romagna 23.348 istituzioni su 27.500 non hanno dipendenti. Gli adempimenti fiscali ricadono quindi su volontari e presidenti. Dopo l’alluvione del 2023 molti hanno anche dovuto gestire danni e rendicontare i contributi ricevuti. A Solarolo il gestore della piscina comunale aveva stimato circa 120.000 € di danni alla parte sportiva.

Cosa è cambiato dal 1° gennaio 2026

  • Regime fiscale del Codice del Terzo settore: il Titolo X si applica dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2025. Per chi chiude l’esercizio a fine anno vale dal 1° gennaio 2026.
  • IVA: il passaggio dall’esclusione all’esenzione per alcune operazioni verso i soci è rinviato al 1° gennaio 2036 (D.Lgs. 186/2025, art. 6). L’IVA sulle attività già commerciali resta.
  • Forfettario per ODV e APS (art. 86 del Codice): ricavi commerciali fino a 85.000 € l’anno, con un reddito imponibile pari all’1% dei ricavi per le ODV e al 3% per le APS.
  • Legge 398/1991: non è più applicabile agli ETS. Resta, alle condizioni previste, per le associazioni e società sportive dilettantistiche che non sono ETS.

Quando serve la partita IVA

Entrata Partita IVA?
Quote associative No
Donazioni e 5 per mille No
Contributi pubblici per progetti Di norma no; dipende dalla natura del contributo
Sponsorizzazioni Sì
Bar, ristoro, vendita di gadget Sì, se attività commerciale
Corsi e servizi a pagamento per i non soci Sì

Con la partita IVA arrivano fatture elettroniche, liquidazioni IVA e dichiarazioni. Nel Cassetto fiscale dell’ente compaiono fatture, versamenti e le lettere dell’Agenzia delle Entrate.

Bilancio e rendicontazione

Gli ETS senza personalità giuridica con entrate fino a 300.000 € possono redigere il rendiconto per cassa. Il bilancio va depositato al RUNTS entro 180 giorni dalla chiusura dell’esercizio. Per il 5 per mille, le linee guida del Ministero del Lavoro aggiornate il 15 ottobre 2026 esonerano dall’obbligo di invio chi riceve meno di 20.000 €; il rendiconto va comunque redatto e conservato.

Domande frequenti

Un’associazione culturale che organizza corsi a pagamento deve avere la partita IVA?

Se i corsi sono aperti anche ai non soci, di solito sì. Per i soli soci dipende dalla qualifica dell’ente e dal regime scelto.

Il forfettario dell’art. 86 vale per tutti gli enti?

No, solo per ODV e APS con i requisiti di legge. Fondazioni e imprese sociali seguono altre regole.

Le sponsorizzazioni di un’ASD vanno fatturate?

Sì, sono entrate commerciali. Il regime fiscale dipende dal fatto che l’ASD sia iscritta o meno al RUNTS.

Per le associazioni con partita IVA, FiscalPulse legge ogni mese il Cassetto fiscale dell’ente e manda un’email quando arriva una lettera dell’Agenzia, con importo e scadenza. È utile soprattutto a presidenti e tesorieri volontari.

Lo studio Scardovi & Giordani è a Castel Bolognese, in Via Emilia Levante 398, tra Imola e Faenza. Seguiamo associazioni, cooperative ed enti del Terzo settore della zona. Contatti: 0546 656135, info@scardovigiordani.eu.

Informazione generale aggiornata a novembre 2026, non sostituisce una consulenza sul caso specifico.

Fonti

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