PEC dell’amministratore: chi deve averla e cosa cambia per le società con amministratori esteri
Dal 2025 l’amministratore di una società di capitali deve avere una PEC personale, diversa da quella della società, e comunicarla al Registro delle imprese. Il decreto legge 159/2025 ha precisato chi è obbligato. Per molte società della nostra zona questa casella è in mano a un amministratore che non legge l’italiano.
Chi è obbligato
La regola nasce dalla legge di Bilancio 2025 (art. 1, comma 860). Il DL 159/2025, in vigore dal 31 ottobre 2025, ha ristretto l’obbligo a una sola persona per società:
- l’amministratore unico;
- oppure l’amministratore delegato;
- oppure, se non c’è un delegato, il presidente del consiglio di amministrazione.
La PEC deve essere personale. Non si può indicare quella della società. Per le società già iscritte il termine era il 31 dicembre 2025. Oggi la PEC va comunicata a ogni nomina o rinnovo: senza, il Registro delle imprese sospende la pratica. Secondo la nota di Unioncamere, per le società di persone non c’è un nuovo adempimento.
Perché conta per le società con amministratori esteri
Tra Imola, Faenza e Ravenna lavorano società italiane guidate da gruppi esteri. A Faenza Racing Bulls, la seconda squadra di Formula 1 del gruppo Red Bull, ha presentato nel 2026 un progetto da oltre 64 milioni di euro e 100 nuovi posti di lavoro. A Ravenna ha uno stabilimento la multinazionale agroalimentare Bunge.
In queste società l’amministratore delegato vive spesso all’estero. Le comunicazioni ufficiali arrivano allora in due caselle, quella della società e quella personale, entrambe in italiano. Se nessuno in Italia le controlla, un termine di 30 giorni può scadere senza risposta.
Cosa arriva in PEC e cosa no
La PEC non è l’unico canale. Le lettere dell’Agenzia delle Entrate sulla società compaiono anche nel Cassetto fiscale, l’archivio online di ogni contribuente. Avvisi di irregolarità, comunicazioni sulle dichiarazioni, rimborsi e crediti si trovano lì, spesso prima che qualcuno se ne accorga in PEC.
Per chi guida da lontano la filiale italiana di un gruppo estero, FiscalPulse prepara ogni mese un report sul Cassetto fiscale della società, da girare alla sede. Manda anche un’email quando arriva una nuova lettera, con importo e scadenza.
Cosa fare adesso
- Controllare in visura camerale se il domicilio digitale dell’amministratore è registrato.
- Verificare che la PEC sia attiva e che la casella non sia piena.
- Decidere chi in Italia legge quella casella, e ogni quanto.
- Collegare la casella a un inoltro verso un indirizzo che l’amministratore legge davvero.
Domande frequenti
Posso usare la PEC della società come PEC dell’amministratore?
No. Il DL 159/2025 richiede un indirizzo personale, diverso da quello della società.
Se ci sono più amministratori, tutti devono avere la PEC?
No. L’obbligo riguarda l’amministratore unico, oppure l’amministratore delegato, oppure il presidente del CdA se manca un delegato.
Ci sono sanzioni?
Sì, il DL 159/2025 (art. 13, comma 4) prevede sanzioni amministrative. In più il Registro delle imprese sospende le pratiche di nomina senza PEC.
Lo studio Scardovi & Giordani è a Castel Bolognese, in Via Emilia Levante 398, tra Imola e Faenza. Seguiamo società di capitali della zona, anche con soci e amministratori esteri. Contatti: 0546 656135, info@scardovigiordani.eu.
Informazione generale aggiornata a novembre 2026, non sostituisce una consulenza sul caso specifico.
Fonti